Home Anno 19° N° 63 Pag. 1° Giugno 2009 Cristina Allegretti


Cristina Allegretti
 SCHEDE 

NICCOLÒ CUSANO

La cosa più perfetta che un uomo quanto mai interessato al sapere potrà conseguire nella sua dottrina è la consapevolezza piena di quell'ignoranza che gli è propria. E tanto più egli sarà dotto, quanto più si saprà ignorante. (*)

Vita
Nikolaus Krebs (latinizzato Niccolò Cusano) nacque il 1401 a Kues, presso Treviri sulla Mosella (Germania), da una ricca famiglia di battellieri, mercanti di vino e armatori.
Nel 1401 studiò all'università di Heidelberg, completò gli studi a Padova, e a Colonia con Emerico da Campo divenne dottore in Filosofia. Fu anche matematico e astronomo ma fu soprattutto portatore di una visione universale, una profondità di pensiero e di idee, che sono precorritrici di future conquiste. Per primo ha cancellato la visione geocentrica ed ha precorso le idee della moderna astrofisica che porterà dallo stesso Cusano a Johannes Keplero e al fisico Albert Einstein.
Girò per tutta l'Europa compiendo un'attiva e propositiva azione di riunificazione della Chiesa per conto del Papa Eugenio IV.
Partecipò al Concilio di Basilea e al Concilio di Ferrara - Firenze.
Morì nel 1464.
Scrisse tra gli altri: "De docta ignorantia", "De coniecturis", "Apologia doctae ignorantiae", "Idiota", "De visione Dei", "De possest", "De beryllo", "De ludo globi", "De non aliud" , "De venatione sapientiae", "De apice Theoriae".

Pensiero
Cusano riuscì a "porre ponti e non muri" all'interno del tardo Medioevo, quando gli eruditi di diverso orientamento si combattevano con opposte argomentazioni e, correndo il rischio dell'isolamento, con le sue nuove costruzioni filosofiche che lo di allontanavano dalle dottrine ufficiali, aprì una nuova prospettiva al compito riservato al Cristianesimo: da un lato il riconoscimento della potenzialità razionale dell'uomo e il mantenimento della coscienza della dipendenza creaturale dall'altro.
Cusano fu scoperto come genio letterario e filosofico-umanistico solo nella metà dell'Ottocento.
Sebbene vivesse in un periodo in cui nella dottrina ecclesiastica dominava la filosofia di Tommaso d'Aquino e di Aristotele, Cusano scrisse le sue opinioni teologiche e filosofiche in forma di dialogo avvicinando apertamente alla filosofia platonica.
Già nel sul libro "La dotta ignoranza", vibra il suo risveglio intellettuale per la saggezza socratica.
Con il testo sopra citato Cusano, riesce e creare una sintesi nell' l'opposizione che imperversava in quegli anni all'interno della Scolastica attorno al problema dell'universalità dei concetti, concetti di cui ci serviamo per comprendere il mondo, ovvero se essi esistano o siano frutto di una nostra creazione.
Per Cusano lo spirito umano, sebbene finito, mantiene una certa unità con lo spirito divino e quindi con Dio, con l'Universale.
Attraverso la Dotta Ignoranza, Cusano individua la via per l'uomo di uscire dalla pura dimensione conflittuale della "croce" che lo inchioda alla finitezza del suo essere da un lato, e il suo anelito all'infinito dall'altro. E questa via gli viene offerta dal simbolo del cerchio, o meglio dall'avvertire l'uomo come simbolo di un cerchio che tutto racchiude, simbolo in cui tutto è.

"Per Cusano l'uomo non potrà mai conoscere Dio finchè è in questa vita, ma nell'infinito può risolversi in identità col cerchio, cioè con l'Infinito stesso. Questo potrà essere, però, solo se moltiplica per l'infinito di Dio il suo finito". (Gadamer)
La verità , ovvero la conoscenza di Dio non potrà mai essere acquisita dall'uomo per gradi.
La verità non è nella conoscenza del concetto, che l'uomo non potrà mai cogliere nella sua totalità, bensì nella tensione alla verità infinita e pura, tensione che nell'uomo, si traduce necessariamente in congettura.
"Un intelletto finito, dunque, non può raggiungere con precisione la verità delle cose, procedendo mediante similitudini. La verità non ha gradi, nè in più nè in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile, sicché ciò che non sia il vero stesso, non può misurarlo con precisione, come il non - circolo non può misurare il circolo, la cui realtà è qualcosa di indivisibile. Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da poterla comprendere in modo più preciso; all'infinito; ed ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono con circolo, il poligono inscritto, quanti più angoli avrà tanto più risulterà simile al circolo, non si renderà mai eguale ad esso anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo" (Cusano).

Ogni pensiero che l'uomo può formulare sulla verità è allora, come già accennato, congettura: saperlo gli permette di essere vicino alla verità stessa.
Il pensiero di Cusano - che si avvicina nei suoi passaggi gnoseologici a E. Kant - riscopre l'antica saggezza socratica del "sapere di non sapere" , questa consapevolezza diventa dotta ignoranza quando pur sapendo di non poter sapere tendiamo comunque alla verità formulando e sapendo di formulare congetture.
"..Sicchè la nostra scienza in atto non ha alcuna proporzione con la scienza massima, irraggiungibile per l'uomo e la caduta nell'incertezza, rispetto alla purezza della verità, da parte delle nostre deboli capacità di apprendimento, fa sì che le nostre affermazioni sulla verità siano soltanto congetture" (Cusano).
Anche attraverso questo passaggio, Cusano crea un'unione tra intelletto finito dell'uomo, e conoscenza assoluta Dio, e l'unione è la tensione stessa verso la verità.
All'antica domanda filosofica e cristiana: "come si colloca Dio rispetto al mondo?" Cusano risponde ponendo Dio e quindi l'infinito senza un centro, l'intero universo è infinito, è Dio.

Cusano ha un'idea moderna del mondo e dell'universo, visione che lo pone all'interno, per così dire, della rivoluzione copernicana e vicino alla visione anticristiana di G. Bruno.
"Dio è dunque causa efficiente formale, e finale di tutte le cose, il quale produce, in un verbo unico, tutti gli enti, per quanto siano diversi fra loro. E non vi può essere creatura che non risulti diminuita dalla contrazione, lontana infinitamente dallo stesso operare divino. Dio solo è assoluto, tutto il resto è contratto.
Dio soltanto è anima e mente del mondo, a quel modo per cui si considera l'anima come qualcosa di assoluto, nel quale sono in atto le forme di tutte le cose".(Cusano).

Avvicinandoci ai filosofi cristiani, non possiamo non cogliere il loro anelito, al di là dei dogmi a cui istituzionalmente cercano di attenersi, alla ricerca infinita dello spirito umano, al di là di ogni sentimento confessionale.
Capovolgendo la filosofia classica, possiamo vedere la tensione di quanto il finito - l'uomo - tenda da sempre alla ricerca di certezze inconfutabili che fondino l'Essere come eterno, infinito e assoluto.
La religione cristiana per secoli ha reso giustizia all'Essere salvandolo dall'oblio, fornendo all'umanità i riti attraverso i quali, anche quotidianamente, essa potesse sentirsi al sicuro, sia nella sopportazione del proprio limite che nella salvezza di un Assoluto sempre presente ed eterno.
Cusano trasmette lo spirito più profondamente autentico del cristianesimo: ricorrendo ad una rigorosa argomentazione filosofica, infonde maggiore vita e intensità al concetto di universalità.

Bibliografia

"La dotta ignoranza" N. Cusano.
Hans-Georg Gadamer "Il cammino della filosofia" RAI educational.
Wikipedia.

(*) N.Cusano"La dotta ignoranza".


Cristina Allegretti


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