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  dal 28 al 22   
Carla Gianotti Dic 2014
Le Auto-immolazioni dei Tibetani
IL FUOCO DIMENTICATO

Le recenti auto-immolazioni nel fuoco di tibetani, sia monaci e monache che laici e laiche, sono uno dei maggiori fenomeni di auto-immolazione del mondo contemporaneo.
Si tratta di suicidi oppure di sacrifici e dunque di atti di martirio? Sono atti giustificabili secondo l’etica buddhista? E, soprattutto, perchè ora? Il testo intende offrire una prima analisi politico-religiosa di un tragico fenomeno ancora pressochè ignorato in Italia.

Era il 27 aprile 1998 quando un soldato tibetano dell'esercito indiano, Thupten Ngodrup, si diede fuoco a Delhi per protestare contro l'occupazione cinese del Tibet. Da allora le auto-immolazioni nel fuoco di tibetani, uomini e donne, sono continuate tragicamente fino ad oggi nella Regione Autonoma Tibetana o TAR (proclamata ufficialmente il 6-9-1965, che territorialmente comprende solo il Tibet Occidentale e centrale, con l'esclusione quindi di due terzi del Tibet geografico ed etnografico, corrispondenti alle regioni di Kham e Amdo), nelle regioni tibetane del Kham e Amdo (oggi incorporate nelle province cinesi di Qinghaj, Gansu, Sze chuan e Yunnan), e in Nepal, dove vive una numerosa comunità tibetana.
A tutt’oggi, al momento in cui si termina il presente lavoro (15 luglio 2014), le auto-immolazioni nel fuoco di tibetani, uomini e donne, sono state in numero di 1371.

All'interno della società tibetana l'auto-immolazione è gesto estremo, un atto di morte senza compromessi, dove risulta assente la contrattazione di un risultato con la controparte, proprio invece dello sciopero della fame. E' atto compiuto per una causa collettiva e non personale, atto pubblico consumato in un luogo generalmente aperto e visibile, talvolta accompagnato da una dichiarazione scritta o vocale. Ma si tratta di suicidi oppure di sacrifici e dunque di atti di martirio? Sono cioè azioni giustificabili secondo l'etica buddhista? Innanzitutto occorre sottolineare come l'auto-immolazione nel fuoco dei tibetani - che non ha mai conosciuto nella storia del Paese delle Nevi una tradizione in questo senso - è atto di auto-distruzione non-violento, dove l'azione agita non intende, ferire nessun altro (al di fuori del soggetto stesso), nè causare danni materiali a persone o cose. Come altri credi religiosi, poi, il buddhismo condanna incondizionatamente l'atto del suicidio. Nella tradizione buddhista tibetana la vita umana sulla Terra è considerata la 'preziosa rinascita', la sola forma di esistenza che consenta di praticare il Dharma (la dottrina buddhista) e ottenere così la liberazione finale.
Nel contesto culturale tibetano l'auto-immolazione viene ritenuta un vero e proprio sacrificio, l'offerta del proprio corpo a protezione dei preziosi insegnamenti del Buddha, considerati fonte di beneficio per tutti gli esseri senzienti e la cui sopravvivenza in Tibet è oggi in grave pericolo di estinzione per la politica del governo cinese qui adottata da più di mezzo secolo. Ora, la volontà di quanti si auto-immolano di proteggere il Dharma del Buddha in cui si identificano come individui e come popolo e di proteggerlo sino alla morte, si ispira compiutamente all'etica del bodhisattva mahayanico e al sacrificio estremo del corpo a beneficio degli altri esseri, che di tale etica ne costituisce il frutto più maturo.
Sono in molti tra i tibetani a chiedere che le auto-immolazione cessino, e la voce del Dalai Lama si è levata più volte in questo senso. Ma, va sottolineato, i gesti di auto-immolazione non sono in contraddizione con il codice etico buddhista. Per la maggior maggior parte dei tibetani, dentro e fuori la Cina, sono vissuti quali atti di profonda dignità umana, sacrifici necessari a custodia della religione e delle tradizioni culturali tibetane oggi in grave pericolo di estinzione sia nella Regione Autonoma Tibetana che nelle regioni orientali.


Carla Gianotti
I proventi della vendita di questo eBook saranno interamente devoluti al finanziamento di un progetto a favore di anziani tibetani indigenti curato da HIS HOLINESS THE DALAI LAMA'S CENTRAL TIBETAN RELIEF COMMITTEE, DHARAMSALA (INDIA).
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