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  dal 29 al 23   
Mario Quaglia Ott 2015
INDOVINA CHI VIENE A CENA STASERA?

Dalla percezione della realtà che ci circonda alla gestione linguistica del tessuto sociale.

La coscienza, così come noi la percepiamo e di cui abbiamo quotidiana esperienza, non è comparsa all'improvviso nel corso dell'evoluzione. Essa è una struttura complessa cresciuta nel tempo su se stessa come una cipolla, ove ogni strato include, protegge e nasconde gli strati più interni ereditandone il "senso" per riproporlo rinnovato ed adeguato ai nuovi contesti.
Che cosa sia questa strana cosa è difficile dirlo. Essa, più che un "qualcosa", è una esperienza che non riusciamo a ridurre a nessun fenomeno osservabile, "qualcosa" che nasce dalla percezione dei segni che ci provengono "dall'esterno", si sviluppa cercando di dar loro un significato coerente nel tempo e si evolve alla ricerca di un "senso" che li accomuni.
Quest'avventura non si sa bene né quando né come sia nata e non è certo questa la sede più opportuna per dilungarci più di tanto su questo problema. Ma risulterà utile per le nostre argomentazioni soffermarci su alcune tappe fondamentali della sua evoluzione che (guarda caso) sono collegate alla gerarchia con cui compariranno nel tempo i nostri principali organi di senso. E precisamente nell'ordine:Tatto, Olfatto, Vista, Udito.

Tralasciando livelli di vita, sicuramente di grande interesse scientifico, ma indagabili solo con sofisticate attrezzature da laboratorio, noi comuni mortali (semplificando un po') cominciamo a considerare "vivi" solo quegli organismi che ci appaiono dotati di evidente irritabilità. Cioè tutti quegli animaletti, piccoli o grandi che siano, i quali si mostrino reattivi all'ambiente che li circonda e si muovano per catturare cibo o per evitare di essere catturati.
Il loro universo è l'universo del Tatto.
Un universo in cui la vita sembra sostanzialmente una lotteria: gli organismi riconoscono ciò che hanno intorno solo a distanza estremamente ravvicinata e inglobano o rifiutano ciò che incontrano a secondo che lo riconoscano utile o no per le proprie esigenze. Così (nel mondo del "tatto") per queste tremolanti creature la vita trascorre felice e serena fino all'inevitabile ed inopinato "incontro fatale" nel quale toccherà, questa volta a loro, l'ingrato compito di interpretare la parte del "cibo".
Lo spazio ed il tempo non fanno certo parte della Weltanschauung di queste creaturine, che nulla sapendo di cosa le circonda, non sono in grado di rispondere ad una delle fondamentali domande dell'esistenza: "Indovina chi viene a cena stasera!"
In sostanza non hanno sufficienti capacità e dati per potere prevedere se "a cena" stasera faranno parte di coloro che mangeranno o di coloro che verranno mangiati.
L'esigenza paranoica di riconoscere in anticipo cosa si è in procinto di incontrare, probabilmente fu in un primo tempo risolta "inventando" qualche tipo di sensori, papille, baffi, fibrisse in grado di "sentire la qualità" di “ciò” che si stava avvicinando e, di conseguenza, muoversi in conformità alle rudimentali regole di quei tempi:

- Se una cosa sta ferma forse è “cibo” (è buona, catturala)
- Se una cosa si muove forse “cerca” cibo (è cattiva, scappa)

Ma la vera rivoluzione fu l'avvento dell'olfatto.
L'olfatto non è altro che una trasformazione raffinata del tatto, nel senso che alcuni sensori, particolarmente adattati, diventano in grado di percepire la presenza di piccole particelle o effluvi provenienti da sostanze chimiche o da altri animali presenti nelle immediate vicinanze.
La possibilità di desumere la realtà che ci circonda analizzando i sintomi da essa prodotta si rivelò subito un potentissimo strumento in grado di migliorare l'efficacia nel procurarsi il cibo, ma soprattutto risultò provvidenziale per "prevedere il futuro" e potere evitare quegli incontri spiacevoli di cui prima abbiamo parlato.

Su questa nuova opportunità, unita ad un minimo di esperienza storicizzata, cominciò a strutturarsi un modo del tutto nuovo di rapportarsi con l'ambiente, fondato sul conoscere, il riconoscere e il prevedere.
Insomma rappresenterà il nocciolo (paranoico?) primitivo intorno al quale si svilupperà, in qualche milione di anni, quella "cosa " che in seguito chiameremo “coscienza”.
La potenza di questo nuovo strumento prese in mano le redini di tutto il processo evolutivo, generando specie sempre più destre ed abili nella raffinata arte della previsione, inventando organi nuovi in grado di percepire forme e colori e sviluppando un'area mentale ove far crescere una coscienza integrata della realtà circostante.
Questo mondo prelinguistico continuò a svilupparsi specializzando "il senso della vista" per riconoscere le forme ed individuare pericoli più o meno lontani, "Il senso dell''udito" per cogliere i sintomi di presenze invisibili nascoste nella notte o nella foresta ed "il senso dell'olfatto" per riconoscere le sostanze, per individuare il cibo e (negli animali sociali) ritrovare la tana , marcare il territorio ed infine cogliere e gestire tutta una serie di segni e messaggeri olfattivi ricchi di significato e di informazione.
Naturalmente in questa rudimentale esposizione ci soffermiamo solo sui sensi che ci sono più familiari, trascurando per ovvie ragioni il fatto che molte altre specie abbiano sviluppato sensibilità delle quali non possediamo alcuna esperienza. Certi squali, per esempio, riescono a percepire le variazioni dei campi elettromagnetici, alcuni uccelli sono sensibili al magnetismo terrestre, altri agli infrarossi, altri ancora agli ultravioletti, e così via.
Per quello che ci riguarda, noi umani rappresentiamo lo stato dell'arte di un ramo evolutivo che, sfruttando una particolare predisposizione a percepire ed emettere suoni, ha finito per utilizzare il mezzo acustico per sviluppare quel linguaggio ricco ed articolato che ci è familiare.
Si tratta comunque di una "invenzione" estremamente recente. Pare infatti che circa 100 mila anni fa, il gene Foxp2 ('National Academy of Sciences'), presente in molti animali sociali come i topi, i cani, le scimmie ecc., subisse nell'uomo una mutazione ed a causa di ciò, bocca e laringe iniziassero a modificarsi fino a consentire l´articolazione e l'emissione di suoni complessi.
Prima di questo accidente ben poco ci distingueva dalle altre specie. Infatti l'informazione circolante, indispensabile per mantenere coeso il gruppo e tutte le relazioni sociali, per migliaia di anni, anche nell'uomo, rimasero affidate (nel breve) a pantomime, gesti, mugolii e (nel lungo periodo) agli odori emessi dal corpo e dalle eiezioni.
Ma proprio grazie alla familiarità generata dalla percezione e dalla gestione di questi “afrori" e di questi "mugolii significanti”, che col tempo nascerà e verrà perfezionato un linguaggio verbale ricco di semantemi sempre più potenti e specializzati in grado di controllare con efficienza crescente l'informazione circolante.

Estratto dal pamplet "La lingua è la spada" di Mario Quaglia (2014).


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