Associazione Gea

Curvatura dello spazio-tempo

Riflessioni sulla percezione psicologica dello spazio-tempo conoscitivo nella sperimantazione dei Gruppi GEA.

Curvatura dello Spazio-Tempo.

La curvatura dello spazio-tempo è un tema scientificamente molto complesso. In questa sede ne parlerò solo quel tanto che necessita per comprendere il tema in esame. Non mi addentrerò quindi nei lati scientifici ed epistemologici connessi alla teoria della relatività einsteiniana che ha distrutto i vecchi fondamentali della conoscenza (vedi suggerimenti bibliografici).
Utilizzo dunque il modello della fisica secondo cui lo spazio-tempo può essere rappresentato come un piano elastico bidimensionale dove la materia, come una biglia, prema producendo una nicchia, una cavità più o meno profonda, a seconda della massa. E’ un modo approssimativo per descrivere qualcosa che non scinde la materia dalla curvatura stessa dello spazio-tempo. Essa, la materia intendo, è descrivibile proprio come spazio-tempo addensato.
Partendo dal modello del big-bang, S. Montefoschi immagina che l'esplosione dell' unico punto iniziale abbia prodotto un'espansione sferica della futura materia del mondo sicchè, essendosi essa allontanata alla stessa velocità dal centro iniziale ed essendosi la probabilità di evoluzione distribuita su tutta la superficie cosmica in eguale misura, è conclusione semplice ed elegante, a suo avviso, ipotizzare armonia evolutiva nel cosmo.
Il modello del big-crash , ovvero dell’universo che implode in se stesso in virtù della crescente forza gravitazionale, prefigura la curvatura massima dello spazio-tempo e dunque della materia universale su se stessa con morte per autoingoiamento uroborico della materia stessa in un universale buco nero.

Montefoschi offre una visione dell’universo e del suo possibile destino arricchendoli di una nuova forza, la quinta forza che comprenderebbe tutte le altre e che sul piano filosofico ed alchemico potrebbe rappresentare la quintessenza: la presenza del Soggetto Universale.
Egli starebbe sulla superficie della sfera cosmica e sarebbe sempre lo stesso anche sugli altri innumerevoli corpi celesti capaci di vita e coscienza simili a quelle terrestri. Qualunque forma vita e coscienza abbiano, saranno comunque portatrici come noi del Soggetto Universale e del pensiero universale. In pratica non vi dovrebbero essere grandi differenze qualitative.

Il quinto elemento:
la Soggettività Universale

Tornando allora al postulato di partenza che Montefoschi ipotizza partendo proprio dall’autoanalisi del soggetto umano, e cioè che l’autoconoscenza umana abbia saputo scoprire in sé le tracce del soggetto universale, ecco che con tale quinto elemento in gioco tutto il destino universale potrebbe cambiare di segno.
Il Soggetto Universale che prenda coscienza di se stesso potrebbe essere la finalità per cui Tutto si è messo in moto e allora il big-crash finale non sarebbe più leggibile elettivamente sotto il lato materiale quanto sotto quello simbolico: ovvero il Soggetto Universale che si ritrova, riassorbe nella propria coscienza e consapevolezza le conoscenze che fin là si sono conservate nella fisicità del suo corpo universale.
Il ripiegamento su se stesso ed il rovesciamento dall’esterno all’interno dell’universo dovrebbe aver avuto inizio, secondo tale ipotesi, con la comparsa della coscienza riflessiva nell’universo. L’uomo, infatti, conoscendo, ha cominciato a recuperare e a riassorbire quanto l’essere aveva partorito materialmente da se stesso per potersi conoscere.
L’essere ha gettato fuori di sè il suo corpo e nel corpo ha scritto la conoscenza. L’uomo ha concentrato nel suo particolare essere le capacità organizzative ed informazionali dell’universo a livello sia inorganico che organico, le ha sintetizzate in sé, le ha riprodotte, in ciò mostrando di essere il catalizzatore di tutte le forme e di tutte le possibilità sparse nel mondo. L’uomo, quale struttura conoscitiva distribuita su tutta la superficie cosmica, è la coscienza del corpo semplicemente (inconsciamente) sapiente dell’universo. Con l’uomo l’essere si coscientizza della propria fatica, della morte e della nascita delle sue tante cellule, si coscientizza cioè del proprio corpo.
L’uomo è oggi avanti al suo destino e a quello dell’universo come Giobbe fu avanti a Jahweh. E non perché vi sia nuovamente un dio cattivo quanto perché l’uomo può essere superiore a dio e ai destini già scritti e temuti.
In che senso? Tutta la creatività di dio è nell’uomo. Non creatività materiale, s’intende (quella l’uomo la conosce da che è nato come tale) quanto creatività del suo puro pensiero spirituale. E a questo egli non crede ancora, non offre ancora sufficiente credito come fa invece con il pensiero corporeo, inconscio e materiale (quel pensiero cioè capace di produrre oggetti ed energia materiali). Egli non vede ancora ciò che con il puro pensiero produce perchè non crede all'esistenza reale dei prodotti del puro pensiero.
Ipotizziamo che l’universo, attraverso il filtro della coscienza umana, abbia conosciuto se stesso nel corpo. Ipotizziamo che l’universo, attraverso il filtro della consapevolezza umana, voglia oggi conoscersi nel suo spirito.

Superamento dello spazio-tempo e potenza del pensiero

Si può immaginare che l’uomo, proprio come può vedere la curvatura dello spazio- tempo universale, allo stesso modo possa vedere la curvatura del proprio spazio-tempo conoscitivo, ossia che egli possa essere capace di guardarsi da innumerevoli punti di vista e questo, in tale ipotesi, perché prima egli si è sprofondato in se stesso, ha visto tutta la sua materia, dunque la sua storia conoscitiva e la sa rileggere dagli infiniti punti di vista che essa gli ha regalato, cosicchè in ogni gesto conoscitivo egli ritrova la conoscenza che fu in un preciso spazio-tempo ma che ora è sempre presente nella doppia qualità di autoconoscenza autoconoscente. E’ come se, portando alla coscienza, alla superficie, i suoi momenti passati e significativi, egli li distribuisse su tutta la superficie della sfera, qui intesa come metafora per rappresentare la sua totalità psicologica. Ciò significa che ogni passato momento diventa un eterno momento presente assoluto.
Cosa significa in termini più consapevoli che il momento passato si fa momento presente assoluto? Significa, a nostro parere, che il soggetto ha portato quel passato momento fuori dalla pura consequenzialità dello spazio-tempo, quindi fuori dal puro raggio che unisce la superficie (il presente) al centro (l’origine), raggio rettilineo composto dai tanti punti-esperienze che, come un anello dietro l’ altro, costruiscono la storia del soggetto stesso.
Se il soggetto ha raggiunto la sufficiente consapevolezza di se stesso come processo pensante e come pensiero vivo, egli, in virtù di questa intera determinazione del suo proprio concetto, porterà con sé (un sé inteso come sintesi finale provvisoria) ogni attimo della propria storia quale espressione altrettanto intera e determinata e dunque in sé e per sé indipendente e assoluto, che vale proprio come vale l’intera realtà (del soggetto) di cui si sa parte.
Il momento presente assoluto è tolto così all'esistenza solo dipendente e subordinata che gli dà senso solo in rapporto al tempo che l’ha preceduto e in rapporto al tempo che gli succederà. Il momento letto nel tempo è il momento del Divenire. L’esistenza subordinata è l’esistenza totalmente schiava del senso, essa vive solo nel tempo del finalismo necessario. Ma se tutta la realtà fosse identificata solo con il tempo e con il divenire, dunque con il senso, essa stessa sarebbe solo e sempre serva alla ricerca di un prossimo riscatto e consumerebbe il tempo in modo ingiusto, ossia con la percezione che l’oggi non vale né è tanto degno come il domani.
Se tutti i singoli punti-esperienze di questa singola storia, ovvero di questo singolo raggio, vengono accolti e portati sulla superficie della sfera, essi vengono distribuiti sulla superficie dell’ultimo tempo. Ciò coincide con la loro emancipazione dalla schiavitù della linearità spazio-temporale.
E’ come se la percezione della propria soggettività (la superficie sferica) liberasse nel soggetto, che si sappia sufficientemente individuato - che quindi sappia filosoficamente del pensiero corporeo e spirituale - la sua storia ed ogni singolo momento della sua storia. Il tutto e la parte, in questo soggetto, possono ritrovare la loro rispettiva integrità. E questo significa passare dall'ambiente psicologico dominato dalla struttura piramidale e gerarchica all'ambiente psicologico dominato dal cerchio democratico perché ogni punto sulla sfera è centro per tutti gli altri. Libertà è la sfera psicologica ed essa implica il soggetto che la veda. Asservimento è la piramide ed il sistema edipico di cui è espressione. Ed essa implica la conservazione del soggetto allo stato inconsapevole.

La sperimentazione psicologica dello spazio-tempo nei Gruppi Gea.

L’affioramento di tutti i punti storici del soggetto sulla superficie della sfera comporta che il soggetto medesimo saprà vedere sempre e comunque, nei tempi che gli altri suoi interlocutori incarnano, l’espressione del pensiero determinato.
Questa dovrebbe essere qualità presente in ogni buon Trainer di gruppo. Ma non è detto che i suoi interlocutori ne siano mancanti. I membri del gruppo, possono condividere specularmente con lui lo stesso momento evolutivo oppure,ed è spesso così, può accadere che i rispettivi tempi siano diversi. Anche in questa seconda condizione, avendo io-Trainer recuperato in me, a totalità determinata, il tempo del mio interlocutore, saprò rapportarmi a lui secondo la modalità affermativa, per cui sarà la consapevolezza del mio pensiero ad attirare verso se stessa la minore consapevolezza dell’altro. Oltretutto, se il tempo dell'uno, il Trainer , è un tempo evolutivamente successivo, l' attrazione di cui stiamo discorrendo, velocizzerà il percorso dell’altro, l'interlocutore, ossia il singolo partecipante al gruppo nonchè il gruppo nel suo insieme.
Il momento di maggiore consapevolezza del Trainer può curvare lo spazio-tempo del suo interlocutore: i singoli partecipanti al gruppo ed il gruppo come sistema.
Il Trainer, che risponda ai requisiti sopraddetti, per definizione velocizza l' evoluzione dell'Altro ed il suo percorso. Mi rendo conto che una tale formulazione può legittimamente suonare arrogante e dogmatica. In realtà non è il Trainer a fare alcunchè: è ciò che egli incarna ossia la determinazione e l’individuazione del pensiero e del pensante universale.
Permettetemi un assurdo verbale e uno schematismo che il termine individuazione disdegna e non concederebbe: ipotizziamo che io-Trainer abbia "raggiunto" quella individuazione che mi permetterebbe di riconoscere dignità di pensiero determinato ad ogni momento significativo del mio passato. Tutta la mia storia si distribuirebbe sulla superficie sferica della mia ultima e attuale consapevolezza. Ipotizziamo ancora che questo gruppo GEA, di cui noi oggi siamo parte, sia esso stesso un individuo, seppure più complesso, che può, esso pure, venire immaginato come una sfera. Ed ancora: che in esso siano presenti persone con diversi livelli di consapevolezza.

Cosa può accadere?

Può accadere che io-Trainer possa attrarre alla mia superficie i soggetti più immersi nel magma della sfera globale ed unica di questo nostro gruppo, ovvero quei soggetti più identificati con strati interni della loro personale sfera (e della sfera globale del gruppo), dunque più succubi della consecutio temporum, ossia della frammentazione, della rigidità dei pensati, del doverismo, dell’impegno, dell'inconscio.
Se questi soggetti fossero lasciati alla loro evoluzione autonoma probabilmente attraverserebbero le stesse fatiche che, a suo tempo, ha attraversato il Trainer.
Ma sulla superficie della sfera comune il Trainer è presente. Io-Trainer, come simbolo dell'anelito all'individuazione, posso dunque accelerare il processo di emersione coscienziale, sia individuale che del gruppo, in virtù della consapevolezza raggiunta che, pur immateriale, continua a presentare gli stessi attributi della massa, una delle quali è proprio la capacità di attrazione gravitazionale.
Ma siamo più aderenti al vero se ricordiamo che l'individuazione è anelito fortemente condiviso e contagiante, tale da amplificare la funzione inizialmente delegata soltanto al Trainer. E così accade che, in una sorta di processo esponenziale, altre coscienze emergano a personale individuazione.
Mi ripeto volentieri: portare tutti i momenti sulla superficie della sfera significa uscire dalla pura linearità e dalla pura consecutio temporum.
E questo significa poter conoscere cosa sia la Divinità e cosa sia il momento presente assoluto così come lo definiva Meister Eckhart, oppure come successivamente e più filosoficamente lo definirà Hegel quando parlerà del tempo dello Spirito. Esso appartiene a se stesso e si offre strumento al divenire (temporale) di cui si sa parte, come si sa parte della divinità (atemporale).
Ecco perché è sempre "auto": nel tempo e nel divenire lineare, sapendo di sé quale momento, sa anche dell’altro da sé, la divinità, come di un se stesso; dunque ha accresciuto la soggettività; nella divinità o non tempo ,sapendo di sé come interezza sferica, sa anche dell’altro da sé, il momento determinato nel divenire come di un se stesso; dunque ha accresciuto la soggettività.

Suggerimenti bibliografici: Per chi voglia approfondirne gli aspetti scientifici suggerisco di S. Hawking "Buchi neri e universi neonati" ed. Rizzoli ,mentre per quanto riguarda l'interessante parallelismo tra metafora psicologica e metafora cosmo-atomica consiglio di S. Montefoschi "Il Sistema Uomo "ed. Cortina.

Ada Cortese