Individuazione
Trimestrale di psicologia analitica e filosofia sperimentale a cura dell'Associazione G.E.A.
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Marzo 2003 Pag. 4 Tullio Tommasi


Tullio Tommasi

 PROFILI 

SANDOR FERENCZI

In questi ultimi anni Ferenczi è stato riscoperto e le sue idee appaiono davvero innovative per il tempo in cui furono elaborate.

Sandor Ferenczi (1873-1933)
Figlio di una famiglia numerosa con una madre depressa, ricercherà per tutta la vita quel calore e affetto che non aveva ricevuto nell'infanzia. Riuscirà comunque a trasformare un limite iniziale in risorsa generatrice di guarigione e crescita.
Nel 1908 incontra Freud ed è subito un colpo di fulmine. Nel 1913 fonda la società psicoanalitica nella sua patria ungherese. Inoltre è l'analista di varie personalità che diverranno autori importanti per la futura psicoanalisi (M. Klein, E. Jones, M. Balint).
Nel 1919 i rapporti con Freud si raffreddano, sia per motivi teorici che personali. Ferenczi sente sempre più stretta la presunta imparzialità dell'analista e ricerca una tecnica attiva, gettando le fondamenta per il dibattito riguardante la relazione, con particolare attenzione al controtransfert.
Messo ai margini dalla comunità psicoanalitica per le sue idee rivoluzionarie, tuttavia non risulta abbastanza carismatico per fondare una nuova corrente psicoanalitica, come fecero Jung e Adler.
La ricerca di una relazione paritaria trova ostacoli nel padre - Freud - che non vuole recedere dal ruolo.
La storia della psicoanalisi è un continuo succedersi di padri e figli ribelli, come se Edipo, anche se scovato, continuasse a vendicarsi e ad avere l'ultima parola.
Allora da un lato si continua a parlare di figli immaturi, (Ferenczi fu dall'ortodossia bollato come infantile) e dall'altro di padri cattivi che non mollano. Non è un caso che paternalismo e distanza sono le accuse che Ferenczi rivolge a Freud.
Distaccandosi sempre più da Freud, egli scrive opere la cui originalità è evidente e dove vengono toccati argomenti ancora oggi di grande attualità.

Pensiero e Opere
In Thalassa (1924), lo scritto forse più discutibile ed eccessivo, si cerca di connettere biologia e psicologia nell'ambito della sessualità. L'aspetto più importante di questo studio consiste nell'attenzione che Ferenczi pone sulla nascita psicologica del bambino nella relazione con la madre, inaugurando un filone che attualmente, con l'infant research, ha molto messo in risalto.
In Lo sviluppo della psicoanalisi (1924) si discute sulla tecnica analitica, ponendo in rilievo il coinvolgimento dell'analista e il conseguente controtransfert. Dunque la riflessione tocca direttamente la relazione analista-analizzando, termine quest'ultimo coniato da Ferenczi. Ne La confusione delle lingue (1933) il soggetto è il bambino con i traumi continui a cui va incontro. Tali traumi non sono visti solo come violenze esplicite ma, in modo più sottile e inconsapevole, vengono indotti dai genitori stessi in termini di aspettative nei confronti dei figli. Il bambino, in quanto soggetto debole e in un processo di identificazione, tende a compiacere il genitore, sviluppando una soggettività non genuina. Tali concetti saranno poi ripresi da Winnicott col falso Sé, nonché da A. Freud, con l'identificazione con l'aggressore.
In Diario clinico (1932), Ferenczi lascia il suo testamento spirituale:
notazioni tecniche delle sedute analitiche che evidenziano l'amore e l'attenzione verso il paziente e che danno numerosi spunti di riflessione.
Nonostante il disconoscimento ufficiale di allora, oggi sappiamo che la psicoanalisi ha ripreso una grande quantità di idee che Ferenczi, magari in modo anche confuso e ingenuo, formulò per primo.
Elasticità è parola chiave che egli usa spesso per connotare una seduta analitica. Con questa parola si intende un misto di autorevolezza, disponibilità a mettersi in gioco, immedesimazione, compassione e rispetto per le emozioni e pensieri del paziente. Il tutto all'insegna della responsabilità dell'analista: "riconoscimento ed elaborazione della propria influenza e delle proprie funzioni nel processo psicoanalitico, limiti inclusi".
Ferenczi si "mescola" col paziente, senza timori o remore, e accoglie molto di più degli analisti dell'epoca. Una modalità che oggi, al di là delle singole scuole, è ormai ampiamente riconosciuta e utilizzata, ma che allora era a dir poco rivoluzionaria. Il problema per Ferenczi era la sua solitudine professionale concreta e teorica, che spesso gli precluse la possibilità di assimilare, sostenere ed elaborare le sue intuizioni. La relazione intersoggettiva è la sua preoccupazione primaria il che emerge nei suoi scritti, specie nel "Diario clinico" .
Per esempio, vengono denunciate le possibili imposizioni, magari in modo inconscio, di ideali e valori dell'analista al paziente, nell'ambito di una relazione in cui il transfert gioca un ruolo fondamentale. Il rischio sempre in agguato è quello di una "identificazione acritica e mimetica", che può avvenire tanto nei bambini verso figure adulte, quanto negli analizzandi verso l'analista. In vari scritti anche iniziali si sottolinea che "in psicoanalisi non si può convincere qualcuno, ma solo convincere se stessi", e ancora "paziente e analista non possono raggiungere un vero convincimento attraverso la solo cognizione logica, ma occorre aver vissuto affettivamente le cose, averle provate nel proprio corpo".
Le intuizioni di Ferenczi riguardanti la seduta analitica sono ricchissime: la ricerca di condizioni emozionali democratiche per una vera relazione col paziente, l'attenzione a comportamenti non verbali, le risposte frenanti dei pazienti ai comportamenti dell'analista come indizi su ombre dell'analista stesso. In sostanza viene ricercato uno spazio di confronto tra due persone, dove l'elemento inizialmente più debole, il paziente, può a poco a poco assumere maggiore dignità e consapevolezza, al fine di creare un vero rapporto alla pari, intersoggettivo.
A questo proposito, il primo scritto di Ferenczi di una certa importanza, Il significato dell'eiaculazione precoce (1908), mette in evidenza, partendo da un atto fisico ben preciso, l'importanza della relazione e della specificità di entrambi i partner.
In seduta, il rischio dell'analista è proprio quello: l'eiaculazione precoce e precipitosa, quando l'interpretazione di un sogno o di una dinamica avviene secondo schemi ben collaudati che seguono una teoria di riferimento, una masturbazione insomma, senza che l'altro esista.
Le sue intenzioni generose di tecnica attiva lo portarono talvolta a commettere errori e ingenuità. Tra le molte, basti ricordare la tecnica di scambio di ruoli tra paziente e analista all'interno di una seduta. Compiuta con l'intento democratico di valorizzare il paziente nella relazione, rischiava di far subire al paziente le stesse dinamiche di iper responsabilizzazione già subite nell'infanzia.
Nel lavoro clinico dell'autore possono essere rilevate altre ingenuità simili, e spesso i detrattori hanno evidenziato solo questo aspetto. Occorre ricordare tuttavia che, come precursore di un modo nuovo di fare analisi, Ferenczi si trovava ad affrontare da solo situazioni molto più grandi di lui, che solo oggi possono essere viste con un occhio un po' più distaccato nel loro aspetto di coraggio e originalità feconda.

Riferimenti bibliografici -S. Ferenczi, Opere, Cortina, 1989-92.
- F. Borgogno, Psicoanalisi come percorso, Boringhieri, 1999.


Tullio Tommasi


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